Pensieri Costruttivi
La Matrix che imprigiona l’Italia 
di Gennaro Baccile

Crisi economica o terapia anti-obesità?

Il mondo – oramai è cosa nota a tutti - soffre di una delle economiche più virulente dalla grande del ’29. Ma è proprio così o si tratta solo di una sana terapia che la macroeconomia adotta quale auto-mantenimento del proprio corpo economico-sociale?
Con questo primo intervento in “Pensieri Costruttivi” cercherò di far capire che così intanto non è, rappresentando i risvolti positivi, che però non fanno notizia e che tuttavia sono presenti negli eventi o avvenimenti economico-sociali del nostro tempo.
Per meglio comprendere che la economica altro non è che un benefico dissolvimento terapeutico degli eccessi di crescita accumulatisi in passato, ricorro volentieri un parallelismo con il corpo umano che equiparerei al sistema economico, sociale e politico, ovvero al “corpo economico” di un Paese o dell’intera mondiale.
Così, al pari dello del corpo umano che non tollera accelerazioni innaturali nel processo di crescita, e soprattutto nel mantenimento fisiologico, anche il “corpo economico” non riesce a tollerare eccessi e repentine evoluzioni di crescita.
Le membra, ovvero tutti i componenti del “corpo economico”, necessitano di conservare il loro naturale assetto, proprio come le membra del corpo umano che devono stare in armonia e proporzione di forma e articolazione: si pensi alle disfunzioni allorché un organo del corpo umano si trova costretto a subire disagi perché un altro organo insiste nell’alimentare i propri benefici. L’esempio più lampante è il palato che gode, mangiando di tutto.
Ora nei processi di  evoluzione economica, è nostra opinione che  accada più o meno la stessa cosa: a fronte di componenti politico–sociali che insistono per il continuo motivati da crescenti desideri di profitto e\o popolarità e consensi, vi sono comparti e settori non in grado di reggere ritmi di eccessivi. Questi ultimi, continuamente sollecitati dal , dalle spinte consumeristiche e competitive, finiscono per esaurire il loro potenziale di accumulo e digestione consumeristica,  dando luogo ad un progressivo rallentamento della necessità fisiologica a smaltire tutta l’offerta disponibile e progressivamente crescente che si riversa sul mercato. In poche parole il “corpo economico” entra in uno stato di obesità (ciò che viene ingurgitato, ovvero prodotto, non riesce ad essere smistato dalla fisiologica necessità calorica, ovvero consumi compatibili con i bisogni e redditi disponibili, fino al collasso) che necessariamente va curata.
E la cura, con un paradosso, si chiama . Sarebbe più logico chiamarla “terapia”. La causa della terapia, a seconda delle componenti del “corpo economico” che di volta in volta si rivela più fragile, viene individuata nel collasso finanziario, piuttosto che nel collasso produttivo, piuttosto che nel collasso (e conseguenti rivoluzioni) delle  categorie sociali.
Ma in tutto ciò, come nel corpo umano, c’è una sola categoria che nelle fasi di e in quella di riequilibrio assolve e viene usata per assolvere la sua naturale funzione senza ottenerne benefici. Questa speciale categoria sono i consumatori. I quali stanno al “corpo economico” come i denti stano al corpo umano. Essi, pariteticamente ai denti, masticano, lavorano, cadono, si cariano, vengono invasi da batteri di ogni genere ma non diventano mai obesi, o non percepiscono il senso di soddisfazione.
I consumatori in quanto classe economico-sociale sono solo lo strumento attraverso cui il palato (classe politico- dirigente o comparti economici favoriti dalle opportunità) si magnifica di tutti i benefici delle crescite drogate e innaturalmente sospinte.
La morale secondo alla fine è che le fasi di economico devono essere sempre sostenute in funzione della fisiologica potenzialità digerente del “corpo economico”, altrimenti la conseguente obesità, o la perdita di snellezza e di fluidità nell’articolazione delle varie membra, necessariamente  determina una cattiva e squilibrata distribuzione della ricchezza, con necessaria necessità di porre in essere interventi di redistribuzione chirurgica o di autorifiuto del “cibo” (produzione e disponibilità di ricchezza) comportante la riduzione dell’obesità innaturale.
Non parlerei quindi tout court di ma di salubre terapia, piuttosto di riequilibrio e riassestamento del “corpo economico” che, ritornando snello, potrà essere di nuovo in forma per consumare le necessarie calorie (produzione di ricchezza e connesso fabbisogno di crescente forza lavoro) utili al suo sostentamento.

Gennaro Baccile