Dopo la mozzarella blu, ecco finalmente la ricotta rossa. L´hanno trovata in Sardegna ma il produttore e´, pare, del Nord. Mi domando, a fronte di queste belle notiziole, quante porcherie girino sulle nostre tavole senza che nulla venga alla luce. Gia´ perche´ cosa leggiamo e´ la punta dell´iceberg e sarei sbalordito che tutto cosa leggiamo sia quello che effettivamente non va. Il fatto e´ che i Servizi Ispettivi sono pochi. Forse qui sarebbe il caso di potenziare, anziche´ ridurre gli organici. Tornando alla nostra ricotta……i nomi? Nessuno.
IL GRECO DI TUFO : quando il direttore non ci azzecca.
Il Greco di Tufo non ha bisogno di presentazioni. E´ un vino che ho personalmente sempre apprezzato e che gode giustamente della considerazione degli intenditori. Mi e´ tuttavia capitato un fatterello qualche anno fa che mi e´ rimasto impresso. Parlando con il mio diretto superiore di allora, direttore di stabilimento, ebbi a tessere le lodi del Greco di Tufo. Risposta : se lo tengano pure! Me ne andai, non essendo io un enologo, non sapendo se pensare di aver commesso una gaffe o se pensare che il direttore non capisse un accidente di vini. Nei giorni seguenti in verita´ gia´ propendevo per la seconda ipotesi. Ora succede che Paolo Massobrio, quindi non l´ultimo venuto, su “La Stampa” di alcuni giorni fa si esprima in termini di grande elogio nei confronti sia del Greco di Tufo che del Fiano di Avellino, vini che definisce entusiasmanti ed assolutamente da conoscere. Ora so con certezza cosa avrei dovuto pensare fin da subito di quel direttore.
MOZZARELLE BLU parte seconda
La mozzarella blu continua a stupirci. Premesso che, contrariamente a quanto normalmente succede un nome e´ venuto fuori, quello di un tedesco, ma dubito fortemente che sarebbe accaduto nel caso di un italiano importante (un pesce piccolo forse si´), l´amministratore delegato del caseificio Milchwerk, tale Hermann Jaeger, ha polemicamente dichiarato che l´ipotesi di blocco delle mozzarelle e´ pura fantasia. Colpevoli di tali dichiarazioni sarebbero i produttori nostrani che mettono in giro ad arte tali affermazioni. Non vi sarebbe pertanto al momento alcun blocco o divieto di vendita delle sue mozzarelle. Del resto, dico io, un bel colorito azzurrognolo e´pur sempre un elemento innovativo per la mozzarella e l´innovazione va aiutata. Non solo. Ha concluso affermando che il suo e´ un prodotto di qualita´!! Suggerirei a questo punto di proporre la mozzarella Milchwerk per la DOP (Denominazione di origine protetta) nonostante vi sia qualche chilometro di distanza dall´area campana o quanto meno inserirla nei circuiti che contano, tipo Eataly o il Salone del gusto.
MOZZARELLA BLU : e i nomi?
Su Internet oggi compare una clamorosa notizia. Ecco i nomi dei produttori delle mozzarelle blu! Incredibile, ho pensato. Vuoi vedere che una volta tanto esce un nome? E invece……ecco i nomi riportati : Malga Paradiso, Fattorie Torresina, Monteverdi. Io mi domando chi ha mai comperato una di queste mozzarelle. Personalmente mai viste. La storia è sempre la stessa. Quando uno (il sottoscritto), in nome e per conto di una importante associazione di consumatori chiede conto ai Ministeri delle denunce presentate nei confronti delle multinazionali, quelle che contano, la risposta è sempre la stessa : Le ricordiamo che la normativa sulla privacy ci impedisce di rendere noti i nominativi degli inquisiti! Bella roba. Nessuno saprà mai i nomi dei furbetti sia dell’etichetta che del prodotto malandrino. Ma adesso siamo stufi. Essendo stato nominato delegato regionale per l’area della salute, avrei pensato questo :faremo una bella collezione di querele ma noi segnaleremo la pura verità che potremo ovviamente dimostrare. In pratica faremo i nomi delle aziende denunciate per errata etichettatura e non solo e poi segnaleremo la risposta avuta dai Ministeri. Se la risposta non c’è, peggio. Segnaleremo i Ministeri che in pratica proteggono i furbetti.
CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?
Un caro amico mi ha posto questa domanda : chi controlla i controllori? Bella domanda, dico io. Premesso che tutti noi, tranne forse Dio, dovremmo avere qualcuno che controlla il nostro operato, il mio primo impulso è stato di rispondere : nessuno. Tuttavia nei Paesi civili, a Voi decidere se rientriamo tra questi, un controllore che non controlla è passibile del reato di omissione di atti d’ufficio. Qui da noi qualche volta hanno risposto alle mie segnalazioni di irregolarità sull’etichettatura dei prodotti alimentari. Il più delle volte tuttavia, a cominciare dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e poi taluni Ministeri, hanno opposto un silenzio imbarazzante (per loro) a dimostrazione che le lobby delle multinazionali riescono a coprire le richieste di chiarimento dei consumatori. Non solo. Hanno già minacciato di querelarmi se non la smetto di dare fastidio. Ovviamente continuerò imperterrito. Unica Autorità che ha prontamente risposto alle mie segnalazioni è la Commissione UE a Bruxelles. A questa continuerò a rivolgermi non riuscendo ormai a trovare soddisfazione nel Bel Paese. Ah…..i miei ricorsi verranno esaminati, essendo già stati ritenuti ricevibili ed oggetto di indagine, a porte aperte presso la Commissione a Bruxelles. Ovviamente ci sarò. Per concludere. Al momento il controllore, a mio parere, in Italia non sembra controllabile. Bisogna andare più in alto.
FALSO CHIANTI : NESSUN NOME!
Ci risiamo.
10 milioni, ripeto, 10 milioni di litri di falso Chianti DOCG stavano per essere commercializzati. Ne ha dato l´annuncio il ministro Zaia in occasione del Vinitaly a Verona. Il ministro esulta per il successo dei NAS che hanno stoppato quella che lui stesso definisce una schifezza di bevanda. Pare che sul registro degli indagati potrebbero esserci nomi eccellenti, ma é top secret sulla loro identitá. A questo punto io peró domando. Premesso che non sappiamo quanto Chianti schifoso nel frattempo siamo riusciti a berci, perché mai proteggere cosí tanto l´identitá di questi lestofanti? Il MIPAAF su questo é categorico ed i nomi non verranno mai fuori. C´é a mio avviso una eccessiva applicazione delle norme sulla privacy e di quelle sulla divulgazione di dati sensibili che contrasta con il legittimo diritto di informazione e di tutela e difesa dei consumatori. I produttori possono tranquillamente vendere delle porcherie o etichettare un prodotto come vogliono, tanto, salvo una piccolissima ammenda, ridicola poiché viene spesso applicato il minimo, nessuno saprá mai i loro nomi. Cosí va in Italia. C´ é qualcosa che non quadra.
IL MARTINI SENZA MARTINI
Ebbene sì, cari amici. E’ venuto il momento di svelarvi ciò che nessuno vi dirà mai. Se l’equazione Martini = vermouth era un punto fermo nella nostra vita, una certezza rassicurante come il levar del sole o l’annuale festival di Sanremo, debbo darvi una triste notizia. Non è più così. Nessuno lo sa, anche perchè nessuno lo dice, ma il nuovo Martini, come recita la pubblicità, NON E’ UN VERMOUTH. Basterà che vi leggiate la nuova denominazione di vendita che è riportata (in piccolo) sull’etichetta : bevanda aromatizzata a base di vino. Nulla di male, per carità, solo che c’è qualche differenza. Ecco cosa cambia : l’alcool ora manca (aveva il difetto di una tassazione eccessiva) e gli aromi non sono più naturali. Compaiono invece ora il citrato di sodio ed un conservante. La gradazione poi, non essendo più vermouth, è inferiore.
Il bello della faccenda poi è che l’azienda riporta in etichetta che si ispira alla ricetta originale. Peccato che si trattasse di vermouth, i cui ingredienti sono ben diversi dagli attuali. E per ribadire il concetto, ci scrive “ dal 1863…….” ci mette le medaglie (che aveva preso il vermouth) e riporta tre simboli con su scritto 1876, 1882, 1873. Peccato che il “ nuovo “ Martini sia nato un pò dopo.
AH….LA PRIVACY!
E’ DI QUESTI GIORNI LA NOTIZIA DEL SEQUESTRO DI SVARIATE TONNELLATE DI DOLCIUMI AVARIATI. BUONA PASQUA! VOI PENSERETE CHE IO DICA “ VERGOGNA “ AI VENDITORI DI TALI PORCHERIE. E INVECE NO. DOMANDA : VI RISULTA CHE SIA VENUTO FUORI UN SOLO NOME DI QUESTI DELINQUENTI? NEMMENO UNO. IO CHE SONO UNO PRECISINO PER NON DIRE ROMPISCATOLE, HO CHIESTO A SUO TEMPO AL MIPAAF PERCHE’ MAI SE DENUNCIO UN’AZIENDA E MAGARI FACCIO SEQUESTRARE UN BEL PO’ DI ROBA IL NOME DI COSTORO NON VENGA MAI FUORI. RISPOSTA : AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO N.196/2003 (QUELLO SULLA PRIVACY) NOI SIAMO TENUTI ALLA RISERVATEZZA! BEL COLPO, DICO IO. A QUESTO PUNTO, COME AVEVO GIA’ SCRITTO, TUTTI POSSONO FARE TUTTO, TANTO, A FRONTE DI SANZIONI RIDICOLE E SICURI CHE NESSUNO SAPRA’ MAI NIENTE, GLI ONESTI RISCHIANO DI PASSARE PER STUPIDI.
IL CONSORZIO
Vorrei brevemente parlarvi oggi del Consorzio di tutela nell’ambito dei prodotti alimentari.
Il Consorzio è quella istituzione che raggruppa e riunisce quei produttori seri, diciamo di buona volontà, che si rendono disponibili affinchè i loro prodotti vengano minuziosamente controllati allo scopo di andare sul mercato con l’imprimatur di qualità che solo un Consorzio può garantire. Il controllo si estrinseca essenzialmente in un periodico prelievo di campioni che il Consorzio esaminerà e che sottoporrà ad analisi. Ovviamente i consorziati debbono sottostare alle regole e non possono fare più di tanto di testa propria e sono impegnati, per potersi fregiare in etichetta del prezioso marchio consortile, al rispetto di regole stringenti sulla produzione. L’associazione al Consorzio ha anche un costo, parametrato all’entità di bottiglie prodotte. Tale costo viene ampiamente ripagato se si hanno a cuore la qualità e l’attenzione verso il cliente.
Succede purtroppo invece che grandi aziende, anche grandi multinazionali, che spendono un mucchio di quattrini in pubblicità, se ne vadano dal Consorzio che è la migliore delle pubblicità. Perchè? Ve lo diciamo senza peli sulla lingua. Perchè così, oltre a risparmiare sull’iscrizione, possono fare tutto ciò che vogliono senza che qualcuno ficchi il naso! Tanto, pensano loro sbagliando, il nome famoso fa vendere comunque. Purtroppo per loro ci siamo noi qui, che ci prenderemo la briga di segnalare le aziende che stanno nei Consorzi e quelle che ne sono fuori.
Come si riconosce in etichetta chi sta nel Consorzio? C’è il marchio del Consorzio stesso sempre in bella evidenza. Se questo manca, il prodotto può anche essere buono, ma non è controllato dal Consorzio. Attento consumatore!
Ingredienti sul vino : perchè no?
Cari amici,
tratterò questa volta di un argomento tabù per il mondo del vino che fa rabbrividire i produttori al solo nominarlo. L’argomento è : come mai nell’etichettatura dei vini, tutti quanti, siano essi IGT, DOC, DOCG, liquorosi, frizzanti, spumanti, non vi è l’elenco ingredienti? La risposta, contrariamente a quanti credono che, trattandosi solo di uva spremuta e quindi di unico ingrediente, non sarebbero necessari gli ingredienti stessi, è che, se mai dovessero per legge essere elencati, la lista sarebbe lunga e assai spiacevole a leggersi.
Increduli? Allora andate a leggervi il Regolamento UE n. 606/2009, il cui allegato sulle pratiche enologiche consentite in fase produttiva farebbe passare a chiunque l’idea di avvicinarsi a tale bevanda. Ora, premesso che il sottoscritto, vissuto per tanti anni nel mondo del vino,se lo beve tranquillamente ogni giorno e gode di buona salute, non vorrei che quanto segue venisse frainteso per una sorta di terrorismo salutistico. Rimane tuttavia la singolarità di una situazione normativa che non consente, a noi tutti consumatori, di conoscere quanto ci apprestiamo a bere. Ecco di seguito un estratto delle sostanze ammesse nella produzione del vino. I volenterosi potranno leggersi la lista completa sul citato Regolamento.
“ lieviti, solfato di ammonio, dicloridrato di tiamina, anidride solforosa, colla di pesce, bentonite, caolino, tannino, acido sorbico, acido tartarico, tartrato di calcio, lisozima, trattamento con ferrocianuro di potassio, gomma arabica, solfato di rame, dimetildicarbonato, ureasi, impiego di pezzi di legno………….ecc……… “
Un cenno sui solfiti. Ora compare in etichetta che vi sono solfiti ma……..manca la quantità. Un vino italiano mediamente contiene la metà al massimo dell’anidride solforosa presente in un bianco tedesco, che può arrivare fino a 400 mg/l !! E poi qualcuno si lamenta se avrà un pò di mal di testa. Sarebbe opportuno indicarla.
Per concludere. Vi sono ottimi produttori che lavorano bene ed un buon bicchiere normalmente ci migliora un pò la qualità della vita. Chiederemmo solo di sapere cosa stiamo per assaporare. Tutto qui.
Angelo Acino






